STANIS DESSY
IN COSTUME DI TEULADA



ADA IN NERO


NATURA MORTA
 

Le ragioni di una mostra

Quello di Stanis Dessy è in Sardegna un nome notissimo: protagonista indiscusso del risveglio artistico del primo Novecento nell’Isola, non ha mai subito, a differenza di tanti suoi colleghi, eclissi nel giudizio della critica o nelle predilezioni del pubblico. Negli ultimi quindici anni gli sono state dedicate due mostre: la prima, una grande retrospettiva al Padiglione “Tavolara” di Sassari, ne ha ricostruito nel 1987 l’intero percorso, inaugurando una felice stagione espositiva incentrata sulle figure chiave dell’arte sarda d’inizio secolo; la seconda, tenuta nel 2000 al Palazzo del Monte di Padova, ne ha festeggiato il centenario della nascita, presentando per la prima volta fuori della Sardegna una bella selezione delle sue opere più significative.

Allora, perché un’altra mostra su Stanis Dessy? Per diverse ottime ragioni.

Tanto per cominciare, perché sono nel frattempo venuti alla luce diversi lavori inediti, soprattutto oli e acquerelli del periodo giovanile, che permettono di seguire più dettagliatamente i movimenti dell’artista nell’importante fase degli esordi. Perché le rassegne precedenti comprendevano esclusivamente opere di pittura e di incisione, mentre Dessy si è dedicato anche alla scultura e alle arti decorative, al disegno di mobili, alla ceramica, alla caricatura, alla grafica applicata, attività che è ora possibile documentare attraverso arredi, oggetti e la ricostruzione di interi ambienti, come la decorazione della Sala delle Conferenze nel Palazzo delle Ferrovie di Cagliari, allestita nel 1926. Perché i risultati emersi dagli studi di questi ultimi anni permettono di situare in modo più convincente la figura di Dessy all’interno del contesto culturale, storico e sociale del suo tempo, di esaminarne i rapporti con la cultura nazionale e di vederlo inserito all’interno di un ambiente artistico regionale di cui ora conosciamo molto meglio le idealità, i problemi, le tensioni, le riuscite e i fallimenti. Per esempio, la presenza in mostra del grande pannello decorativo La Giustizia, eseguito per il Tribunale di Sassari nel 1941, e la ricostruzione, attraverso i bozzetti, delle tormentate vicende della sua esecuzione, servono a illuminare il rapporto di Dessy con il regime fascista e la sua posizione all’interno del Sindacato Fascista Belle Arti, le cui dinamiche e il cui funzionamento sono ormai ben noti.