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![]() STANZA 1 |
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Nel 1907 Mario Delitala si trasferisce a Milano. Lincontro del giovane artista con la grande città è ricco di stimoli, lui stesso scrive: "Mi dispiaceva che le ore della sera e della notte passassero tanto in fretta; mi dispiaceva di dover andare a dormire. Mi pareva che dovessi perdere qualche evento. La città produceva merci e fatti a tutte le ore". Questo mondo ricco di fascino è quello documentato dai disegni di un taccuino, sulle cui pagine sono velocemente ritratti i personaggi e i luoghi incontrati quotidianamente, secondo una consuetudine acquisita nella lontana Orani. In alcuni disegni a china di qualche anno più tardi (Farfalloni, La nutrice milanese, Il monumento a Vittorio Emanuele II a Milano, Artisti in Galleria) la vita mondana della città è raffigurata con lironia disincantata e un po annoiata dellesperto viveur. Assunto dalla ditta Duchesne specializzata in cartelloni pubblicitari, vi lavora dapprima come contabile poi come collaboratore grafico. Alcuni bozzetti da lui realizzati in questo periodo firmati con lo pseudonimo Delmar rivelano un vivo interesse per questa forma darte, documentata sullopera degli artisti più noti in questo campo, quali il triestino Marcello Dudovich e il livornese Leonetto Cappiello, per lo più legati alla Ricordi, le cui Officine Grafiche stampavano nella Milano dellepoca i più importanti manifesti. Spiccano per qualità tecnica Grande Liquore da Dessert. Talismano, e soprattutto Trianon. Teatro di Varietà, che mostrano labilità del giovane artista nellimpiego efficace dei mezzi tecnici usati in pubblicità: contorni netti e superfici piatte di forte e immediata presa sullo spettatore fanno pensare a influssi dei movimenti artistici che agitavano la cultura milanese, soprattutto di quello futurista per lesaltazione della velocità. La tempera Automobile in corsa ricorda alcuni studi simili, precedenti di qualche anno, del giovane Umberto Boccioni. Gli anni 1914-15 sono "un periodo di grande passione", come afferma lo stesso Mario Delitala; appartengono a questi anni opere capitali delle sua produzione quali Nostalgie di Sardegna, e i due ritratti La signora Maria Sulis Delitala sua cognata, e La signorina Anita Delitala, noto come Ritratto della sorella Anita. Nei dipinti della sorella e della cognata egli sembra applicare i concetti sul ritratto annotati in un Quaderno inedito: "Ogni cosa contenuta nella tela deve aiutare a spiegare il carattere del personaggio; ogni gesto, da quello delle mani, a quello dei piedi, del busto, del collo, devono esprimere la medesima cosa, devono essere mossi dalla medesima passione". La tristezza che pervade la figura della sorella si irradia dal viso alle mani, languidamente appoggiate sulle ginocchia, in perfetta armonia con i passaggi cromatici. Nel ritratto della cognata, invece, la gravità costruttiva della figura, in contrasto con lo scatto impresso alla testa che trasmette impeto e forza di carattere, è sottolineata dal colore, dato per stesure nette, attraverso il quale le superfici pittoriche risultano plasticamente conchiuse e dense di materia. La grande tela della sorella, postdatata dallautore 1920, occasione nella quale sembra anche essere intervenuto in alcune parti (si notino i fiori in basso e tra le mani, dipinti con una pasta più densa, stesa con maggiore immediatezza), fu esposta nel 1916, assieme a quella della cognata, a Bologna alla "Francesco Francia". Il favore della critica suscitato da Mario Delitala in questa occasione è sottolineato da una lettera inviatagli dagli amici artisti Melkiorre Melis e Carmelo Floris che si congratulano "per il trionfo a Bologna". |
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