STANZA 9
L'INCISORE


 
Veglia a un morto

 


Visi di donne

 


I Paraj

 


Gli sposi

 


Meditazione

L’incisione costituisce un aspetto importante nella vicenda artistica di Biasi. Vi si accosta nei primi anni Dieci, in coincidenza con il movimento per la rinascita della xilografia d’arte promosso dalla rivista di La Spezia "L’Eroica", diretta da Ettore Cozzani. Nel 1914 entra a far parte del Direttivo della Corporazione degli Xilografi, emanazione del periodico, al cui interno prevalgono tendenze primitiviste ed espressioniste. Come già nei gruppi della Brücke tedesca e dei Fauves francesi, la xilografia viene intesa dagli artisti dell’"Eroica quale mezzo per raggiungere, attraverso l’immediatezza e l’asprezza dell’intaglio, un’espressività energica e diretta. Nelle stampe di Biasi – eseguite con la collaborazione dell’intagliatore sassarese Battistino Pirino – la semplificazione arcaizzante delle forme, che trova punte molto alte con Veglia a un morto (1912), si alterna a una stilizzazione di tono candido, ingenuo e a volte un po’ lezioso. Dopo aver pubblicato le sue tavole su "L’Eroica" nel marzo 1915 ed averle esposte col gruppo della rivista nella III Secessione romana, Biasi abbandona l’incisione, per tornare a dedicarvisi nel 1927-28, stimolato dall’esempio dei colleghi sardi Delitala, Dessy e Branca, che hanno fatto della xilografia quasi una specialità regionale. Con l’aiuto di Battista Ardau Cannas e (dal 1930-31) di Iginio Zara, che ne traspongono sul linoleum le composizioni, l’artista realizza lungo tutto l’arco del decennio alcune splendide serie di stampe in nero e a colori. Le tavole in nero mostrano una sintesi plastica di tono arcaizzante e di straordinaria suggestione. Quelle a colori puntano sull’originalità degli accostamenti cromatici, su stesure e profili da arazzo per evocare atmosfere da leggenda attraverso la rappresentazione di grandi fantasmagorie popolari come Il cocchio di sant’Efisio.

Figura di spicco nel gruppo degli xilografi sardi, Biasi non condivide però l’atteggiamento purista che porta questi a condannare determinati tipi di tecniche (l’uso del bulino a pettine e del linoleum invece del legno, la pratica dell’incisione a colori), né il vangelo del "legno originale", secondo cui l’autore del disegno deve essere anche esecutore materiale dell’intaglio. Queste posizioni gli procurano attacchi non sempre disinteressati da parte dei colleghi. In realtà il motivo del contendere era soprattutto economico: le stampe su linoleum, di più rapida realizzazione, potevano essere vendute a prezzi competitivi rispetto a quelle su legno (nel caso di Biasi, 60 lire quelle in nero e 90 quelle a colori, contro le 200-400 lire chieste per le xilografie). Al di là delle polemiche, le incisioni dell’artista – di livello assai alto nel panorama della xilografia italiana dell’epoca - trovarono subito meritati riconoscimenti critici e conobbero un’ampia diffusione in Italia e all’estero.

   
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