STANZA 8
GLI ANNI MATURI


 
Ragazze di Osilo


Angela


Caterina


Pomeriggio


Ballo tondo


Ballo presso
lo stagno di Cabras


Ragazza di Ollolai


Pastore con cavalli


Coro a quattro voci


Paesaggio biellese


Festa di
Nostra Signora del Rimedio

Dopo il ritorno in Italia, le prime opere di tema sardo mostrano le tracce del soggiorno africano, nello stile (grafismo nervoso, stilizzazione asciutta, cromatismo caldo, quasi affocato) come nei soggetti (Biasi proietta sul mondo isolano caratteri dell’ambiente arabo). La fredda accoglienza trovata alla Biennale di Venezia del 1928, dove i suoi lavori di tono déco contrastano col plasticismo e classicismo novecentisti, spinge il pittore a una parziale correzione di tiro, che lo porta a rinforzare i volumi (Angela, Caterina, Osilesi alla fonte, Ragazze di Osilo). Attaccato dalla critica che ne condanna il folklorismo e il decorativismo, dà avvio a una nuova interpretazione del mondo sardo, rinunciando agli aspetti più esteriori del folklore e sacrificando all’intensità dell’espressione le gioie della descrizione e dell’ornamento. Il suo linguaggio trova una maggior solidità costruttiva: le figure non sono più sagome ma poliedri sbalzati da una luce che stampa ombre decise e contrastate (Pomeriggio, 1930). Il tono decorativo torna nei dipinti incentrati sulle figure femminili, come l’esasperatamente bidimensionale Ballo presso lo stagno di Cabras. Nella ritrattistica prevale un realismo incisivo e sintetico che tiene conto degli studi di teste africani (Ragazza di Ollolai, ). Una nuova impennata creativa si ha verso il 1935-37 (quando una serie di fortunate personali lo rilancia in campo nazionale) con dipinti di un arcaismo insieme rude e raffinato, come Coro a quattro voci e Pastore con cavalli. Poco dopo, però, l’artista approda a un naturalismo dai toni volutamente prosaici e dimessi, che trova momenti di intensa e malinconica poesia in alcuni paesaggi e in solitarie immagini di pastori, di cavalieri, di pescatori al lavoro, ma che conosce anche – verso il 1940-41 – qualche cedimento in direzione di una visione convenzionalmente ottimistica della vita rurale. Nel 1942, chiamato da un’importante commissione decorativa, si trasferisce a Biella, dove può contare su molte amicizie e su un collezionismo ricettivo nei confronti della sua opera; l’interruzione delle comunicazioni con la Sardegna causata dalla guerra lo costringe a fermarvisi definitivamente. Qui rivisita la pittura ottocentesca, a cominciare da quella del biellese Lorenzo Delleani (molto apprezzata dai collezionisti locali). Tra le opere di questi anni, di qualità generalmente meno alta, vi è ancora qualche episodio di grande interesse: alcuni quadri di fiori su fondo nero dal fascino inquietante, funereo, e soprattutto alcuni paesaggi pervasi di malinconia e di pessimismo esistenziale, nei quali si riflette la tensione di un momento storico che va facendosi sempre più cupo. Dopo l’8 settembre, Biasi – in precedenza alquanto ostile nei confronti del regime fascista - ha aderito alla Repubblica Sociale, spinto da un vecchio amore per la cultura tedesca, da un senso di cavalleresca lealtà verso il vinto e di vergogna di fronte allo spettacolo di un’Italia umiliata e miserabile. Nel clima surriscaldato succeduto alla Liberazione, accusato assurdamente di essere una spia delle SS, l’artista viene arrestato, imprigionato e - il 20 maggio 1945 – in un tumulto durante il trasferimento da un carcere a un altro, resta ucciso in circostanze tuttora oscure.
   
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